descrizione

Il METODO VISOTONIC® di ginnastica facciale è il primo in Italia e ha molte applicazioni oltre a quella estetica: si usa per la riabilitazione dell'articolazione temporomandibolare, in logopedia, e in generale nella rieducazione miofunzionale della testa e del collo.
L'acquisizione di una maggiore coordinazione della muscolatura del volto diventa uno strumento fondamentale anche in recitazione e nel public speaking. WWW.VISOTONIC.IT
SE DESIDERI ACQUISTARE GLI E-BOOK, IL LIBRO O IL DVD VISOTONIC®, VAI DIRETTAMENTE ALLA PAGINA DEDICATA DI Amazon - Macrolibrarsi - Il Giardino dei Libri

Recupero funzionalità della caviglia: un esperimento con la tavola propriocettiva

Loredana-de-Michelis
Quattro mesi fa ho perso una brutta storta (il resoconto rocambolesco dell'avventura è QUI). Ero all'estero, in un Paese dove non era possibile fare indagini adeguate (anche la radiografia è stata fatta con una macchina vetusta) e dove non esistono strumenti per la riabilitazione. La diagnosi dell'ortopedico locale era stata di "lesione legamentosa di secondo grado" con due legamenti della caviglia danneggiati.

Per quanto abbia tentato di riabilitarmi da sola, ho zoppicato per oltre cinquanta giorni. Alla fine la caviglia faceva soltanto più male in certe posizioni e, come ho cercato di spiegare successivamente al fisioterapista, che mi ha guardato perplesso, "non era ammortizzata". Cioè: si fletteva come l'altra, grazie alla ginnastica che avevo fatto da sola dopo il primo mese di tutore rigido, ma nel camminare la sentivo incapace di sostenere il mio peso in modo elastico e dinamico, come invece faceva la caviglia destra.
Una risonanza magnetica, fatta dopo oltre ottanta giorni dall'incidente, non rivelava danni permanenti ai legamenti, ma piccoli problemi infiammatori e l'inizio di un'artrosi.
La mia età, 52 anni, e il passato da ballerina classica, hanno indotto il fisiatra a dichiarare che questo era il minimo sindacale che potessi aspettarmi e che dovevo ritenermi fortunata.
Ma la caviglia così mi dava fastidio. Mi preoccupava inoltre la sensazione che non avrebbe retto adeguatamente a un'ulteriore storta, anche lieve, e questo non mi piaceva: le storte si prendono facilmente e io prima di questa ne ho prese molte senza alcuna conseguenza. Volevo tornare come prima.
Una risonanza successiva rivelava che la mia caviglia destra, quella non incidentata, stata benone e non aveva traccia d'artrosi: questo mi ha incentivato ulteriormente alla riabilitazione, ma non a una di semplice massaggio e mobilità, quanto piuttosto di propriocezione sottile.
La propriocezione è un senso che può essere sviluppato: così come possiamo allenare il nostro cervello a percepire più distintamente sensazioni tattili oppure odori, così possiamo migliorarci nel percepire le piccole sensazioni che arrivano da muscoli e articolazioni.
Molte persone preferiscono ignorare queste sensazioni: si muovono come se il corpo fosse una macchina recalcitrante che va brutalmente indotta a ubbidire senza tanti sottigliezze. Se qualcosa si rompe o non funziona, si va di medicinali e fasciature più o meno rigide, si "forza".
Tutto questo è molto sbagliato, anche a detta degli specialisti, ma di qui a spiegare quali piccole sensazioni vadano rieducate e raffinate, il passo non è facile: molti pazienti non hanno voglia di applicarsi con attenzione e aspettano una soluzione dall'esterno. Molti specialisti conoscono la teoria, ma quando si tratta di passare alla pratica hanno poche idee.
Il mio fisioterapista, che ringrazio, è anche uno sportivo appassionato: con lui è stato facile fare domande, ricevere risposte e ottenere spunti.
La tavola propriocettiva, come quella blu della foto, è uno strumento che la fisioterapia propone a chiunque abbia problemi alle articolazioni di gambe e schiena. Non è nulla di nuovo nel panorama della riabilitazione e ne esistono varie versioni, morbide o rigide. Ne conoscevo già l'esistenza e sapevo che alcuni sportivi la usano al di là del trauma per allenare l'equilibrio, ma io l'avevo sempre sottovalutata, ritenendo che l'equilibrio si potesse allenare anche in altri modi.
In realtà questa pedana, in particolare quella gonfiabile, crea una quantità di stimoli che su una superficie piana, quella dove di solito camminiamo, sono irreperibili. I piccoli, a volte piccolissimi angoli ai quali la caviglia è indotta ad adeguarsi per mantenere l'equilibrio sono infiniti, e imparare a percepirli apre a un mondo di sensazioni nuove e stimolanti.
Non si è trattato quindi di cercare meramente di conservare un equilibrio per qualche secondo su questa pedana o di inclinare la caviglia in molti modi: si è trattato d'imparare a starci sopra in ogni situazione, usando le piccole informazioni che arrivavano dall'articolazione mentre mi tiravano una palla pesante che mi sbilanciava, mentre alzavo e abbassavo anche l'altra gamba, cambiando piede al volo, e mille altre sfide e acrobazie. All'inizio mi sembrava impossibile, ma in meno di un'ora complessiva di allenamento, il mio cervello, da qualche parte, aveva aggiornato un programma in modo stupefacente e gestiva tutto da solo, continuando ad apprendere.
È finita che ora so fare meglio queste cose usando la caviglia sinistra, mentre sarei destrorsa. È anche finita che una signora che faceva fisioterapia nella stessa palestra, osservando i miei numeri, si è preoccupata di dovere fare altrettanto:
- O mio Dio! Ma io devo fare quella roba lì? -
- No signora, sto allenandomi per passare un provino di ammissione al circo! -
- Ah, meno male! -
Però guardava la mia pedana gonfiabile, che più è gonfia e più è difficile, con curiosità giocosa: il divertimento è una motivazione molto trascurata, ma determinante nella riuscita di certe cose.
La mia caviglia ha recuperato "l'ammortizzazione". Forse sarebbe successo lo stesso, forse no.
Io adesso ho un nuovo gioco, anzi ne ho due: dopo ore che sto seduta a scrivere, è un gran piacere sentire sotto i piedi la superficie massaggiante e dispettosa delle pedane, che mi inducono a concentrarmi sulle mie sensazioni senza pensare ad altro, riattivano la circolazione, allenano il mio equilibrio in vista di future difficoltà, rassodano la muscolatura delle gambe in modo raffinato (con relativo consumo di calorie) e mi restituiscono caviglie con i superpoteri, come quelle di un supereroe.


La foto con l'aureola, in equilibrio sulle mie vecchie scarpe da danza, me la sono voluta fare questa settimana per celebrare la vittoria. La dedico a quelli che non capiscono - e non SENTONO - la differenza tra un legamento rigido, lasso ed elastico. Non sapete cosa vi perdete.


scarpe da danza classica


 

Nessun commento:

Posta un commento